
VIVALDI, IL BUIO E LA LUCE. PRESENTAZIONE E CONCERTO
Orlando Perera, giornalista e musicofilo
Cesare Fertonani, musicologo
Coro orchestra Mamu Ensemble
Chi era davvero Antonio Vivaldi, il Prete Rosso, sacerdote che non diceva messa, dalla chioma color carota? Perché ancora tanti enigmi nella sua vita, perché tanta luce, ma altrettanta ombra nella sua musica, ricca di energia vitale e insieme di malinconia? Risponde Orlando Perera, giornalista e musicofilo, autore del libro "Vivaldi, il buio e la luce" (edito dalla torinese CLUT) con un’originale taglio a metà fra saggio storico e inchiesta giornalistica. La prefazione è affidata alla penna del musicologo Cesare Fertonani, che sarà nostro ospite e affiancherà l'autore in un vivace dialogo su inesplorati temi vivaldiani.
Gli interventi musicali sono a cura del coro e dell'orchestra del MaMu Ensemble e prevedono l'esecuzione di due brani del repertorio sacro: il Salmo In Exitu Israel e il Credo in Sol maggiore.
In exitu israel RV604, salmo n. 113, è stato composto da Vivaldi per l'Ospedale della Pietà nei primi mesi del 1739, probabilmente per la festività della Settimana Santa. La peculiarità del brano sta nella condotta omoritmica della scrittura corale: le 4 voci miste per le quali il salmo è composto, infatti, declamano il testo contemporaneamente e solo in due brevi sezioni la condotta è responsoriale tra i soprani e il resto delle voci. Il brano, in un'unica sezione, è scritto per coro (senza interventi solistici), archi e basso continuo.
Il Credo RV592 è composto in 6 sezioni, solo una delle quali è per soprano e contralto solisti, mentre tutte le altre sono per coro a 4 voci miste, con archi e continuo. La data di composizione, così come l'attribuzione vivaldiana, è ancora oggetto di studio anche perché non abbiamo il manoscritto autografo di Vivaldi e le uniche due fonti sono molto discordanti. Il brano ha carattere maggiormente contrappuntistico rispetto al salmo precedente: il tema principale del primo numero compare anche nel quinto, che rappresenta una ripresa più compatta, per poi terminare la composizione con un fugato su testo Et vitam venturi, che ricorda molto le opere corali maggiori di Vivaldi come i celebri Magnificat e Gloria.